martedì 15 ottobre 2013

L'attrice teatrale Monica Bucciantini visita l'ISTITUTO EUROPEO



 di Ilaria Gelichi



1. Monica parlaci della tua compagnia teatrale

Attualmente dirigo la compagnia teatrale “The Brads” a Prato Si tratta della terza compagnia che ricreo. Con quella precedente abbiamo avuto molto successo e la possibilità di girare il mondo, poi i componenti hanno preso strade diverse e la compagnia si è sciolta. Adesso sto ricostruendo una nuova compagnia. I primi aderenti sono un pittore, un musicista jazz ed una ragazza che fa danza e che ama lavorare con i bambini. Io prediligo costruire compagnie con attori non professionisti e mi piace molto l’idea di collaborare con persone diverse che hanno lo stesso obiettivo, cioè fare teatro. Io praticamente sono nata attrice: ho iniziato a 9 anni (adesso ne ho 50) ed è l’unica cosa che mi è sempre piaciuto fare.

2. Secondo te, come mai è così difficile trovare fondi per fare teatro?

E’ facile per i “grandi nomi”, i grandi teatri “pubblici” trovano finanziamenti. Ma per i privati non ci sono investimenti.

3. C’è una crisi di contenuti nel teatro?

Non penso, anzi direi che forse ci sono troppi contenuti. C’è troppa gente che vuole fare teatro e si improvvisa attore. Per fare teatro bisogna essere portati, non si può dire di sì a tutti. Ci vuole talento, passione ma anche spirito di sacrificio; se non si hanno queste tre qualità, secondo me è meglio dedicarsi ad altro. Sento il bisogno di vedere in giro meno dilettanti e più grandi maestri…

4. Chi sono stati i tuoi grandi maestri?

Sicuramente il regista Massimo Castri e Carmelo Bene, con cui ho avuto la fortuna di poter lavorare. Ma anche il regista Giancarlo Cobelli. La scuola vera però è stata poter incontrare e lavorare con tante persone diverse.

5. Puoi raccontarci qualcosa della tua esperienza in Russia?

Ho frequentato l’Accademia di arte drammatica russa ed ho avuto l’onore di lavorare con Nikolaj Karpov. All’epoca avevo il vizio di atteggiarmi a diva e lui per insegnarmi l’umiltà mi fece stare per 3 mesi seduta solo a guardare. Quello che mi ha colpito di più dei russi è la loro grande dedizione, come se il teatro fosse l’unica scelta di vita possibile. Prima della caduta del muro di Berlino, i genitori mandavano i propri figli a studiare all’Accademia perché lì potevano stare al caldo e mangiare tutti i giorni. L’arte era vista come un modo per riscattarsi dalla povertà; oggigiorno invece tutti vogliono fare spettacolo, magari senza una vera e propria passione e con il minimo di preparazione.

6. Qual è secondo te il livello di qualità di attori e registi italiani?

Dipende dai casi, ma in generale non molto alta. Ritengo che alcuni abbiano grande talento, come ad esempio Toni Servillo. L’Italia sta diventando una specie di grande “fumettone”: in generale, penso che si debba pensare meno alla produzione (soprattutto televisiva) e di più alla formazione. Dovrebbe essere possibile poter studiare in ogni teatro. Ogni teatro dovrebbe diventare il punto di incontro, di studio e di formazione di ciascun attore che ne facesse richiesta. Solo così la qualità della recitazione e della regia in Italia potrebbe crescere.

7. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento mi hanno assegnato 100 ore di formazione a ragazzi “difficili”, che hanno voluto smettere di studiare. Oltre a due/tre materie di base, come matematica, italiano, ecc., gli viene insegnato un mestiere – cuoco, elettricista, muratore, ma c’è spazio anche per il teatro. Sono convinta che tra loro troverò qualche talento. Poi ho in mente di lavorare anche con gli anziani. E naturalmente rifondare al meglio la mia nuova compagnia, che si sta ricreando per la terza volta. Vorrei farla diventare come una famiglia, sullo stampo delle compagnie teatrali del XVI e XVII secolo.

8. Che consiglio daresti ad un giovane che vuole fare teatro?

Bisogna essere molto convinti delle proprie idee e pensare che si sta per intraprendere una specie di viaggio. E’ necessario essere curiosi e conoscere tante persone, perché si impara attraverso gli altri. In una società guidata dalla regola del tutto e subito, bisogna contrapporre la via del desiderio e della pazienza. E’ un percorso lungo e bisogna crederci. Un altro appunto è che è meglio fare una cosa sola e farla bene, che farne troppe tutte insieme perché alla fine i risultati sono peggiori!

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