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martedì 16 ottobre 2012

PERCHE' QUESTO GOVERNO NON E' STRUTTURALMENTE CAPACE DI CREARE LAVORO

DI  FABRIZIO ULIVIERI
(https://www.facebook.com/ulivierifabrizio)

Giugno 1994 Boca Raton Florida. L'intero gruppo di lavoro del Credit Portfolio e Credit Policy and Strategy di J.P. Morgan è in vacanza premio in un lussuoso resort 5 stelle. Sono tutti ragazzi e ragazze tra i 20
 e 30 anni, inglesi e statunitensi, fanno festa e lavorano duro.
Il vertice di J.P. Morgan ha mandato questi ragazzi a rilassarsi perché vuole persone in grado di pensare “out of the box”, fuori dagli schemi. Devono risolvere il problema che tormenta ogni Banca dalla notte dei tempi.
Devono ridurre i rischi (e abolire la responsabilità della banca verso i terzi)
Il punto è che le banche trovano nei loro rischi un limite all'espansione, più capitale devono tenere “fermo” a garanzia per possibili rischi e meno possono concederne in prestito
Dopo giorni di meeting le conclusioni alle quali giungono sono:
- vendere direttamente i propri prestiti,
- separare il rischio dal prestito.
Ovvero vendere a terzi il rischio che ogni linea di credito concessa comporta. Separare, dal prestito stesso, il rischio che questo possa non essere ripagato. Ecco il “drive” che spinge il gruppo di lavoro a creare i primi CDS (Credit Default Swaps, quelli che Warren Buffet in seguito chiamerà “armi di distruzione di massa”). Un tipo di derivato che assicura un prestito dal suo possibile default (sofferenza).
Questo momento rappresenta l'introduzione di concetto totalmente nuovo nel mondo finanziario. Le banche trovano il modo di deresponsabilizzarsi da ogni rischio. Si sganciano da ogni rapporto di responsabilità verso terzi e si gettano nella speculazione senza nessun dovere verso terzi.
Il concetto di responsabilità/debito/colpa è totalmente bypassato.
Da questo momento in poi la finanza speculativa si stacca dall’economia reale, definitivamente.
Si arriva alla famosa bolla del 2008.
Crisi della Banche. Fallimento della Lehman Brothers.
Si inaugura il circolo vizioso: le banche creano la crisi e gli stati gliela ripagano tassando i cittadini.
Le banche continuano nella speculazione sine culpa verso terzi riversando le responsabilità sugli stati..
Finalmente dal presidente della Banca centrale finlandese, Liikanen sappiamo che – un dato da essa uscito e che è stato largamente snobbato dai commentatori - nei quattro anni dal 2008 al 2011, le banche europee hanno ricevuto fondi pubblici per 4.500 miliardi di euro, pari al 36,7% del Pil dei Paesi membri dell'Ue.
L'aritmetica ci dice infatti che quel 36,7% del Pil che gli Stati hanno graziosamente girato alle banche dev'essere andato in buona parte ad incrementare il debito pubblico dei paesi europei. Questi infatti chiudevano i conti in deficit anche prima, perciò non potevano semplicemente prendere il denaro da qualche cassaforte e darlo ai banchieri. Così hanno aumentato le tasse (più tecnicamente, il prelievo fiscale) e hanno aumentato il debito.
Interessante è stato anche quello che è successo dopo, i sacrifici per riequilibrare la situazione, quelli di cui tanto si parla oggi, i banchieri non li hanno fatti per nulla. Le remunerazioni dei manager della finanza sono rimaste altissime. Anche quelli che erano direttamente responsabili della crisi, nella peggiore delle ipotesi si sono ritirati con liquidazioni principesche.
E c'è di più. La Banca Centrale Europea ha messo a disposizione delle banche centinaia di miliardi di euro semigratuiti per sostenerne la liquidità. Queste hanno comprato titoli di stato dei paesi screditati, sui quali invece corrono interessi piuttosto alti. Un altro regalo alla finanza. E un colpo ai contribuenti dei paesi “non virtuosi”, i cui sacrifici servono praticamente solo per pagare gli interessi. A che cosa servono queste banche? l loro effetti positivi sulla gente e sull'economia non si riescono a distinguere. Se cadono, trascinano con sé l'economia, si dice. Può darsi, ma è una motivazione per pagare solo negativa, analoga a quella per cui si paga il pizzo: se non scuci i soldi, ti bruciano il negozio. Ma se paghi, non è cheti aiutano a pulirlo o ti trovano nuovi clienti. In Italia abbiamo un governo che, per esigenze strutturali (governance e non più governo in quanto dipendente da Bruxelles a sua volta controllata dai gruppi bancari, tedeschi soprattutto) è espressione della finanza speculativa mondiale (Monti è figlio della Goldman Sachs!). Da noi, certo, il supporto diretto alle banche non è stato particolarmente alto, ma lo Stato paga interessi astronomici e per controllare l'evasione ha costretto anche l'ultimo dei pensionati ad aprire un conto in banca. Anche questi sono modi per sostenere la finanza, a spese del popolo.
Questa è la situazione per grosse linee che ha preceduto e accompagna il governo Monti che segue pedissequamente la cura Merkel (la cura imposta dalla Deutsche Bank in altre parole).
In tutti i paesi che seguono la cura Merkel, è stato un fallimento totale, in quanto non si pensa a creare lavoro ed economia reale ma solo a prelevare tramite tassazione il denaro da girare alle banche alla CEE e alla BCE che poi li girano di nuovo alle banche, che senza cercare di innovare e sostenere nuovi modelli produttivi speculano.
L’economia finanziaria speculativa è un’ economia di rapina e non innovativa dal punto di vista dei modelli produttivi, in quanto si limita a sfruttare i sistemi produttivi esistenti con ingegnerie di alta finanza che producono sistemi virtuali che permettono di rapinare quantità di denaro laddove son state prodotte dall’economia reale con sistemi reali.
Nessuno parla di economia reale. Nessuno sostiene l’economia reale. Nessuno parla di come creare lavoro con l’economia reale. Nessuno parla di nuovi sistemi produttivi reali.
Nessuno ne parla perché il governo attuale rappresenta il modo di pensare e agire delle finanziarie, alle quali la situazione in atto sta bene, che è sintetizzabile in : meglio tanto denaro in poche mani che denaro in tante mani.





(FONTI DI RIFERIMENTO:  Chi è Blythe Masters? - Fanpage -  leganordmelegnano.blogspot.com)   

martedì 9 ottobre 2012

CAFFE' FLORIAN DI FIRENZE intervista ad Alberto Ferrario manager di sala




1)      Alberto ci parli di Lei, delle sue esperienze lavorative, di come è arrivato al Caffè Florian?

Con una formazione tecnica,mi sono buttato fin da giovanissimo nella ristorazione e ricettività. In Toscana (indico le ultime mie esperienze lavorative per ragioni di spazio) dal 2008,dopo aver gestito per 8 anni la mia piccola attività alberghiera a Como,sono tornato alla ristorazione nel Chianti come Responsabile del Bistrot di Villa Dievole. A Firenze ho lavorato come Guest Service Ambassador alla Villa Il Salviatino di Fiesole prima di giungere al Caffè Florian.

2)      Come si differenzia il Caffè Florian di Firenze da quello di Venezia?

Il caffè Florian di Firenze nasce come boutique dei prodotti a marchio Florian. Negli anni si è poi trasformato fino ad oggi in cui, dopo una chiusura di due mesi ed i lavori effettuati, ci proponiamo come vero e proprio caffè veneziano, più moderno ma nello stile e nel servizio oltre che nella qualità in linea con la storicità per cui siamo famosi nel Mondo.

3)      Un cliente che viene al Caffè Florian di Firenze che servizio e qualità trova?

Come ho scritto sopra, in un ambiente più moderno, cerchiamo di mantenere lo stile di un tempo seguendo l'antica storia professionale italiana del servizio.

4)      Qualcosa che manca al Caffè Florian di Firenze?

Lo Spazio, sia interno che esterno.

5)      I prodotti migliori del Florian fiorentino?

Con la nuova apertura ed un duro lavoro, siamo riusciti a metterci in linea con la produzione di Venezia e siamo orgogliosi di rappresentare e di vendere la venezianità in Firenze (dove non mancano le realtà locali).

6)      Com’è cambiata la clientela negli ultimi dieci anni?

La clientela è cambiata negli ultimi anni come sono cambiati i gusti ed i consumi delle persone: si stà più attenti ai costi ed alle abitudine alimentari più sane e salutari.

7)      Com’è cambiata la Sua professione negli ultimi dieci anni?

L'Italia ha sempre avuto una grande scuola alberghiera e ricettiva, che ci ha resi famosi nel mondo. Il mondo però è cambiato e cambia tuttora in modo molto rapido. Per questo, il nostro impegno più grande è quello di riuscire a coniugare passato e presente, i tempi di servizio con lo stile, la proposta con la qualità.
                                                                  
8)      Quanto ha inciso la recente crisi economica sul business del Caffè Florian di Firenze

La crisi ha influito sul nostro business alla pari di altre attività, modificando il nostro business, ne in più ne in meno, ma modificandone i vari aspetti.

9)      Un giudizio sulle condizioni attuali della  città di Firenze. Mi riferisco alle strade, alle strutture, ai servizi…

Purtroppo Firenze risente come tutte le città dei tempi che cambiano con tutti i limiti e le problematiche direttamente collegate al movimento delle persone (immigrazione moderna) e alla difficile integrazione, il traffico, i disservizi dovuti alla mancanza di soldi pubblici, al ritorno a comportamenti incivili........

10)  Un consiglio da dare a chi volesse iniziare la Sua professione?

Il mio consiglio a chi si approccia alla nostra professione è di pensare a tutti gli aspetti di questo lavoro, quelli bellissimi di contatto ed interazione sociale, ma anche a quelli più impegnativi,quali il sacrificio e l'impegno. E' il lavoro più bello del mondo.



mercoledì 3 ottobre 2012

Crime and Punishment - Courses of Excellence at ISTITUTO EUROPEO Florence Italy




In this course we will look at theories of crime and punishment through various Italian theorists and conventions, both contemporary and historical.  We will examine different systems of justice, from institutionalized courts to the ‘extra-state’ methods of the mafia.  With an aim to understand better answers to the question -- what constitutes a just reaction to a crime committed? -- we will explore ideas of prominent thinkers from a range of disciplines across a wide expanse of time. For instance, does justice demand revenge and retribution?  Alternatively, does it require forgiveness and mercy?  And who should decide -- the victim or his/her family?  A neutral judge?  The state?  These questions and others will bring us in contact with classical thinkers such as Beccaria, contemporary historians writing on the mafia, such as Salvatore Lupo, and others.

ISTITUTO EUROPEO SA: www.studyabroad-ie.com
Contacts: info@istitutoeuropeo.it 

lunedì 1 ottobre 2012

Italian Humanism and Human Rights - Course of Excellence at ISTITUTO EUROPEO Florence Italy



In any contemporary discourse on human rights, one must inevitably confront the question: what does it mean to be human, and what kind of life does each human deserve?  In this course, we will look at the answers to these questions given by some of the most prominent Italian humanists.  We will seek to uncover the connections between what these humanists thought and wrote (on life, on education, on love, on women), and draw links to how human rights activists today explain and justify their work. Through texts by such thinkers as Petrarch and Boccacio, we will explore the central tenets of Italian humanism to see if it can help to articulate and illuminate some of the stones in the foundation of human rights theory.  We are fortunate in Florence to have the Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, and we will use this resource as we pursue the contemporary aspect of this course.

ISTITUTO EUROPEO SA: www.studyabroad-ie.com
Contacts: info@istitutoeuropeo.it